IN GOD WE TRUST
Udite udite! Con grandissima gioia, vi annuncio che il mio blog ha l'onore di ospitare in esclusiva l'intervista al creatore di Dio... Sto parlando di Lario3
. Per chi non lo sapesse, è appena uscito il suo ottimo libro: cliccando sull'immagine trovate la scheda sul sito dell'editore ValterCasini, da cui è anche possibile ordinarlo (potete richiederlo anche tramite Feltrinelli, a 12, 90 euro).
INTERVISTA DIVINA
A: Hai scritto un libro su Dio: sei un apostolo in incognito?
L: Direi proprio di sì, sono San Davide: l'Apostolo rubizzo!
A: Qual è il piatto preferito di Dio?
L: Dio mangia tutto quello che riesce a scroccare in giro ma va ghiotto di formaggelle filanti.
A: Cosa pensa Dio del governo?
L: In questo, Dio, è in linea con Pippo Franco e cioè pensa che "Er governo ci ha magnato tutto!".
A: E dello spam?
L: Favorevole sempre e comunque.
A: Cosa dice delle teorie di Dan Brown?
L: Non ha ben capito chi sia quel Gesù.
A: Perchè Dio è un triangolo?
L: Perchè se fosse stato un esagono tutti lo avrebbero preso in giro.
A: Perchè nel libro Dio non socializza con il Dio degli islamici? E' leghista?
L: No, è che Maometto se ne sta sempre in montagna e così, i due, hanno poche occasione di incontrarsi.
A: Ha qualche messaggio per i lettori del tuo blog?
L: Solo una cosa: GRAZIE!!!
A: Pensi di querelare il Vaticano per l'utilizzo illecito dei diritti su Dio?
L: Credo proprio che lo farò!
A: Fatti una domanda e datti una risposta.
L: Mi scusi che ore sono? Le 22:38.
Artemisia dixit alle ore 00:01 |
link | commenti (38)
categorie: libri, interviste, fumetti, love is all you need
Internet e fake
Intervista a Jean Genet
Alcune settimane fa, il collettivo Jean Genet ha realizzato un fake che ha fatto discutere a lungo su internet e carta stampata: Famigliaitaliana.org. Il sito, non più in rete, si spacciava per il portale di una presunta associazione di genitori omofobici delusi dai figli omosessuali (ne avevo già parlato tempo fa su queste frequenze). Vi propongo ora la mia intervista a Jean Genet.
D: Ho letto che ti occupi di grafica. Cosa fai nella vita e qual è il tuo rapporto con il web?
R: Dietro il nome jean genet si celano tre persone che hanno sviluppato il progetto famigliaitaliana.org Io non mi occupo di grafica bensì di sistemi comunicativi emergenti, una seconda persona è un grafico e illustratore (ha infatti disegnato il sito), il terzo lavora in campo pubblicitario (insieme a lui abbiamo sviluppato e promosso il progetto)
D: Ultimamente gli scherzi virtuali non si contano. Nel tuo caso avevo l'impressione di un esperimento mediatico, che servisse a studiare il rapporto delle persone con il computer e gli effetti del passaparola virtuale. Un fake è solo un modo per cercare celebrità su Internet?
R:Un fake non è (quasi) mai un modo per cercare celebrità perchè gli ideatori si nascondo sotto anonimato. Anzi spesso non c'è una finalità precisa nella creazione di un fake, spesso è una puttanata, una sorta di scherzo che si inserisce nella comunicazione ufficiale e mette discordine, inconsapevolmente possiede perciò una forte carica sovversiva. Chiaramente il fake su Internet può dare adito a riflessioni e osservazioni rispetto alla natura specifica della comunicazione internettiana, sulla produzione dal basso, sui social network, e sui meccanismi di newsmaking (è assurdo che sia uscita una notizia su un quotidiano nazionale sullo svelamento di un fake, semplicemente non è una notizia).
D: Di solito si creano fake attorno a personaggi famosi (vedi Ratzinger). Perché invece crearne uno attorno all'idea di un'associazione di genitori delusi dai figli omosessuali?
R: Di fake ce ne sono stati e ce ne sono di tutti i tipi, anzi quelli che beffeggiano personalità sono una minima parte e di solito sono quelli più palesi. I genitori di figli omosessuali era una categoria interessante, perchè è interessante il problema dell'immagine omosessuale in questo preciso momento storico. Inoltre si presentava come categoria assurda ma credibile, perciò poteva innescare una forte viralità
D:Credo che il tuo sia il primo caso di fake che attira una campagna di proteste così ampio. Come hai reagito alle estenuanti pressioni che hai ricevuto?
R: In realtà per fare un esempio storico, ma ce ne sono di altri, bonsaikitten ne ha ricevute di più. Chiaramente l'operazione è stata di altro tipo in questo caso e il web è molto cambiato da allora, è sempre più difficile emergere. Comunque ci sono molte persone che si incazzano ogni qualvolta scoprono che qualcosa a cui avevano creduto si rivela una 'bufala', ed altri che collezionano sui propri siti leggende metropolitane smascherate come fossero trofei di caccia. C'è poco senso dell'umorismo in giro e troppo razionalismo. Per quanto riguarda questo caso specifico, le reazioni negative dimostrano che il fake ha funzionato. Tutto qui.
D-Nel disclaimer che hai pubblicato nella homepage scrivi "Chiedendo la chiusura di questo sito, molti di voi si sono mostrati come detentori assoluti dell'unica verità possibile e giusta, si sono comportati come Famiglia Italiana"; un'analisi che come ti dicevo condivido in pieno. Queste osservazioni hanno dato qualche frutto positivo? Qualcuno si è scusato?
R: Non credo sia importante se qualcuno si sia scusato o meno. Non volevo neanche si chiudesse in quel modo il fake. Quella della libertà di espressione è un problema che ritengo fondamentale, soprattutto all'interno del web, ma in realtà i punti di riflessione del sito erano altri.
D: La finta associazione promuoveva campagne di protesta, tra cui "Abbasso Zapatero", indetta per boicottare "Reinas", del regista spagnolo Manuel Gomez Pereira. Come reagivano gli utenti a queste iniziative? Hai mai trovato persone che sostenessero quanto proponevi?
R: Mah pochissimi. in realtà ci sono stati invece molti utenti che con goliardia hanno lasciato interventi profamigliaitaliana, colgo l'occasione per ringraziarli per la loro divertente operazione finalizzata all'accumulo di confusione.
Artemisia dixit alle ore 13:25 |
link | commenti (19)
categorie: interviste, varie dal web
Nel paese di Cristiano Cavina
(Dalla Voce di Romagna, 28-12-2005)
CASOLA VALSENIO - A trentadue anni Cristiano Cavina è l’idolo di milioni di lettori. Un’avventura cominciata tra i banchi della Holden, la scuola per scrittori di Torino, e confermata dal successo dell’ultimo romanzo, in vetta alle classifiche delle librerie di tutta Italia. “Nel paese di Tolintesac” è la storia di un ragazzo di campagna cresciuto senza un padre, tra le “gesta straordinarie e normalissime” tramandate da chi lo circonda, a partire dai nonni e dalla madre. Di questa storia invece ci parla lo stesso Cristiano Cavina, direttamente da Casola, dove vive.
Il libro sta andando già molto bene, è nono in classifica secondo il Corriere della Sera. Ti aspettavi un simile successo?
“No, è stato imprevedibile: per il primo libro di solito è facile fare il colpaccio, poi in genere per il secondo le vendite non vanno altrettanto bene. “Alla grande” non era arrivato a questi livelli, era in decima posizione, ciò di cui sono contento è che negli ultimi tre anni ha continuato a vendere copie tranquillamente. “Tolintesac” è stato tirato su molto anche dal passaparola e dal passaggio su Raitre: si vede che si legge bene, questo mi fa molto piacere”.
“Alla grande” era un libro profondamente autobiografico. Anche questo lo è?
“Diciamo che parla anche di me. Però ultimamente ho scoperto di non essere uno scrittore, ma un narratore. Attingo alle cose che ho visto o delle quali ho sentito parlare. Sono una voce a servizio della gente”.
Quanto conta l’influenza del tuo territorio di origine, quello di Casola, in ciò che scrivi?
“Il destino ha voluto che nascessi qui, ma quello che conta davvero è il fatto che si raccontino storie, l’oralità. Ora in Italia sembra che si scrivano solamente gialli, invece non ci sono solo poliziotti che risolvono casi intricati: c’è un mondo che da duecento anni racconta le proprie storie e io, da semplice narratore, ascolto”.
All’epoca di “Alla grande” studiavi alla scuola Holden di Torino. Com’è stata come esperienza?
“Ho frequentato la Holden dal 1999 al 2001. Mi ha aiutato molto, ho imparato a scrivere testi per il cinema e per il teatro: a Torino ho vissuto quattro anni anche per impegni di lavoro, scrivevo sceneggiature”.
E prima della Holden? Li leggeremo? “No, li considero solo la mia palestra privata. Ho imparato a scrivere in questo modo, ma non li pubblicherò, erano i miei esercizi di scrittura. Adesso invece posso scrivere ciò che davvero mi interessa”.
Questo è il terzo libro che pubblichi con Marcos y Marcos, come è nato il sodalizio? Progetti futuri?
“Ho frequentato l’Itis di Imola e ho studiato per un anno al Dams, mi sono divertito molto, ma per lo più ho lavorato. I cinque-sei anni successivi sono stato pizzaiolo, portalettere e barista per pagarmi gli studi. La Holden è p
iuttosto cara, sono entrato grazie ai miei risparmi e a una borsa di studio. Prima di entrare avevo già scritto nove romanzi”.
“Ci sono arrivato quasi per caso, in realtà prima di “Alla grande” e della raccolta di racconti edita con Marcos y Marcos, avevo pubblicato altre due opere: una raccolta per Transeuropa e un romanzo per una piccola casa editrice di Firenze”.
Il successo di questi ultimi anni ti ha cambiato la vita?
"No, non penso mai al successo. L’ultimo libro mi ha cambiato la vita, ma solo perchè devo fare più chilometri per le presentazioni: è successo per “Alla grande” e adesso mi aspettano ancora più appuntamenti. Ma quando sono fuori faccio il possibile per non fermarmi, per non prenotare alberghi, cerco sempre di tornare a casa appena posso”.
"Tra maggio e giungo parteciperò al festival della letteratura di Mantova, che mi ha chiesto di rappresentare l’Italia per un tour in Europa. Ma bisogna sempre evitare di parlare dei progetti futuri”.
Artemisia dixit alle ore 00:31 |
link | commenti (6)
categorie: libri, interviste