Avevo assicurato ad Alberto Talami e Alessandro Lise che avrei parlato del loro ultimo lavoro sul mio blog; oggi mantengo la promessa e lo faccio molto volentieri visto che è uno dei libri più interessanti che abbia letto quest’anno.
Quasi quasi mi sbattezzo, Becco giallo editore, è l’epopea a fumetti di un giovane alla ricerca della via d’uscita da un mondo chiuso e tradizionalista.
Beto è un fumettista-operaio, educato secondo la tradizione della famiglia fortemente legata alla Chiesa. Da piccolo frequenta la parrocchia, la dottrina, talvolta assistendo ad atti di prevaricazione (per non dire violenza) gratuita da parte di quelle che dovrebbero essere le sue guide spirituali, di cui è consapevole solo vagamente.
Poi, con il passare degli anni, comincia a mettere in discussione la mancanza di risposte alle sue domande, l'accanimento della chiesa su certi temi come l'eutanasia, la continua ingerenza del Vaticano nella politica italiana.
Beto si allontana inevitabilmente dalla cultura dominante che lo circonda, prima quasi senza accorgersene e in seguito in modo sempre più deciso, finchè non arriva alla conclusione di uscire definitivamente dalla chiesa cattolica e, approdando sul sito dell’Uaar (Unione atei agnostici razionalisti) decide di sbattezzarsi. La storia di Beto si svolge parallelamente a quella di un altro personaggio, Frolix, il suo alter-ego alieno di un ipotetico sistema solare parallelo. “Se c’è vita – pensa Beto – probabilmente si è evoluta in maniera diversa dalla nostra”, ma le conclusioni saranno poi diverse.

Il libro propone in chiave fumettistica la vera storia di uno degli autori, Alberto Talami, che con i suoi disegni minimalisti e i personaggi antropomorfi riesce a divertire e commuovere il lettore, mentre i testi estremamente realistici di Alessandro Lise tengono incollati alla pagina. Chi legge è spesso sospeso in un’atmosfera surreale ma al tempo stesso iperrealistica: se ci si è mai trovati nella stessa situazione di Beto, è difficile non riconoscersi nelle risposte “preconfezionate” di chi è immerso nella tradizione cattolica (“Hai ragione, ma se poi Dio esiste è meglio essere battezzati”, “Fai proselitismo proprio come i cattolici”, “Non se ne può più”). Quello che in fin dei conti stupisce non è tanto la mancanza di risposte della Chiesa alle domande di Beto, ma la chiusura della società con cui il ragazzo si trova a convivere: gli amici che non vogliono ascoltare il suo punto di vista diverso, la famiglia che fa di tutto per impedire che tenga fede alle proprie idee.
Alla fine, per dirla con la prefazione di Sergio Staino, “grazie alle corse avanti indietro di Beto, grazie ai suoi dubbi, ci rendiamo conto che anche da cose apparentemente minime come lo sbattezzo si può contribuire a fare crescere una sensibilità collettiva che ci difenda dall’oscurantismo culturale e dalle conseguenti prevaricazioni del potere".